DGR Comunica

Abstract_Zagrebelsky

Essere cittadini europei

Vladimiro Zagrebelsky

(Direttore del Laboratorio dei Diritti Fondamentali, Università di Torino)

Cosa vuol dire cittadinanza

– la nozione giuridica (le leggi sulla cittadinanza – il passaporto – i diritti/doveri che ne derivano – il voto politico, certi impieghi pubblici)

– quella politica (la partecipazione alla vita politica, locale/nazionale, formale e informale – sentirsi partecipi/cittadini, non esclusi)

– quella civile (vivere le regole di convivenza, diritti/doveri/solidarietà)

E non riguarda solo i migranti o il rapporto con la popolazione originaria dei luoghi – il pluralismo culturale, di costumi, opinioni, stili di vita, religioni è anche dentro le società dei veri Stati europei. Il tema della convivenza (valore delle differenze) non nasce con le immigrazioni.

Non riguarda solo la questione della cittadinanza europea, ma anche quella nazionale italiana.

I diritti fondamentali riguardano tutti, indipendentemente dalla cittadinanza

I diritti civili, ma anche quelli sociali (possibili diverse modulazioni – il diritto alla salute/Corte costituzionale/legislazione)

Lo straniero può non essere ammesso o essere espulso (limiti diritti fondamentali) – ma se è sul territorio gode dei diritti fondamentali (e del diritto all’accesso al giudice)

Il contenuto della cittadinanza allora si relativizza. Non più tutti i diritti/nessun diritto.

Concorrenza di “cittadinanze”. Evidente particolarmente per la cittadinanza europea, con lo status particolare riconosciuto ai cittadini degli Stati membri (il passaporto intestato UE – la protezione diplomatica e consolare all’estero)

Nucleo essenziale della civiltà europea, nel suo sviluppo non lineare, sono i diritti fondamentali della persona. Il diritto alla dignità. (vedi Cedu e Carta dei diritti fondamentali della UE).

La necessità di porre l’educazione al rispetto dei diritti fondamentali al centro della funzione educativa (Dichiarazione universale diritti dell’uomo)

La convivenza di “cittadinanze” è condizionato dalla accettazione culturale delle differenze, dalla identificazione tollerante dei limiti accettabili al diritto alla differenza.

La scuola (ma anche il discorso politico, l’opera dei media) ha un ruolo essenziale da giocare.

 Vladimiro Zagrebelsky è stato giudice della Corte europea dei diritti umani dal 2001 al 2010. Ora dirige il Laboratorio dei diritti Fondamentali (LDF) di Torino.

In precedenza (dal 1965) è stato magistrato. Componente del Consiglio Superiore della Magistratura (1981-85 e 1994-98). Dal 1998 all’aprile 2001 capo dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia. Ha presieduto la Commissione ONU (Vienna), per la prevenzione del crimine e la giustizia penale per l’anno 2000-2001.

E’ autore di studi di diritto penale, storia e organizzazione della magistratura e diritti fondamentali. Sui diritti fondamentali ha pubblicato tra l’altro, con S.Bartole e P. De Sena, il Commentario della Convenzione europea dei diritti umani, Cedam, Padova, 2012.